Quando un paziente arriva nel mio studio, mi racconta la sua attuale situazione e mi chiede di aiutarlo a modificarla, perché sta affrontando un periodo difficile, perché si sente affaticato, in crisi con se stesso o con gli altri, sente che sta soffrendo.

In tutte queste situazioni c’è un comune denominatore: il bisogno, la volontà di cambiare.

In verità, varcando la soglia del mio studio, il cliente sta già operando un grosso cambiamento: dalla situazione di passività, in cui sentiva di star male e non riusciva a reagire, alla concreta richiesta di aiuto.

Può sembrare scontato o poco importante, ma già questo passaggio è uno step determinante. Basti pensare alle persone che vivono anni ed anni a rimuginare su se stesse, faticando a compiere un passo importante come chiamare un professionista che possa aiutarlo.

Quindi direi che, un mio cliente, ha già avviato il cambiamento di se stesso, molto spesso in maniera inconsapevole e soprattutto con le sue sole forze!

Cosa succede poi, nella stanza di terapia?

Si comincia insieme a riflettere sul tipo di cambiamento desiderato:

  • Voglio cambiare il mio modo di relazionarmi agli altri (comunicare in modo diverso, scegliere le mie relazioni, sentirmi in una relazione equilibrata e non in posizione “down”)
  • Voglio cambiare il mio stato di benessere psicologico (sintomi, malesseri che mi fanno star male)
  • Voglio cambiare vita ma non ci riesco (abbandonare un lavoro insoddisfacente o ancora una relazione insoddisfacente, intraprendere o concludere un percorso formativo)
  • Voglio cambiare il modo in cui affronto la vita (ottimismo, abbandonare una visione pessimista delle cose)
  • Voglio cambiare il mio stato d’animo (mi sento depresso, malinconico)
  • Voglio cambiare il grado di conoscenza di me stesso (voglio fare chiarezza su aspetti che riguardano la mia vita, il mio modo di comportarmi)
  • Voglio cambiare il mio modo di pensare (sono focalizzato sempre sugli stessi pensieri, ma poi faccio fatica ad agire e mettere in pratica le cose su cui ragiono)

 

In linea di massima, questi possono essere i principali motivi che attivano una richiesta di aiuto.

In tutti questi casi, ciò che rende difficile il passo successivo (dal riconoscere il tipo di cambiamento che vogliamo, al metterlo in pratica) è il nostro modo di vedere le cose. Spesso infatti tendiamo a rintracciare le più svariate motivazioni che ci impediscono di realizzare ciò che vogliamo:

  • Sono gli altri che si comportano sempre allo stesso modo con me (il partner, gli amici, i genitori, i colleghi)
  • Sono gli eventi del mio passato che mi impediscono di cambiare (la mia famiglia, un evento traumatico)
  • È la situazione attuale che rende tutto complesso
  • I pensieri si sovrappongono senza lasciarmi pace
  • I miei sintomi mi impediscono di sentirmi libero e di ragionare serenamente
  • Sono fatto così e non posso cambiare

 

Tutte queste motivazioni finiscono per farci sentire in balìa degli eventi e diventano un grosso e pesante zaino da portare sulle spalle, dal quale non riusciamo a liberarci.

Tali ragionamenti hanno inoltre in comune tra loro una visione che ci rende passivi, inattivi, fragili, impotenti.

Perché accade ciò e come possiamo uscire da questo circolo vizioso in cui “il mondo è difficile e noi siamo incapaci?”

Il passo decisivo è accorgerci che SEMPRE siamo noi a poter cambiare le cose, soffermandoci ad osservare, ad esempio, che stiamo accettando (e co-costruendo) la realtà che ci viene proposta.

Cosa significa?

Se sentiamo che un partner o un amico fanno qualcosa che non ci piace, soffermiamoci a notare quante volte noi stessi abbiamo accettato quella situazione, che poi è finita per diventare una routine.

Di chi è la colpa? Proprio di nessuno! Né nostra, né tanto meno dell’altro! Nelle relazioni ognuno di noi propone una modalità relazionale che più si avvicina alle nostre caratteristiche ed esigenze, ma molto spesso vengono a crearsi dei particolari incastri tra noi e gli altri, che poi rischiano di farci sentire “costretti” o “sofferenti”.

Ad esempio: ci lamentiamo di un genitore soffocante, richiedente, che non ci lascia spazio di crescita, vorrebbe che fossimo sempre figli e che non ci “separassimo” dalla nostra famiglia d’origine.

Ma quanto questo suo modo di comportarsi crea un incastro perfetto con noi stessi? Quali benefici comporta restare figli? Quante responsabilità si evitano?

Quello che può “sbloccarci” e aiutarci a cambiare è iniziare a riconoscere a noi stessi la piena facoltà di intraprendere una nuova strada, rendendoci attivi, capaci, consapevoli, forti, determinati.

Questo lavoro è un percorso che si svolge gradualmente e in cui un bravo psicoterapeuta svolge il ruolo di “allenatore” del proprio cliente, sostenendolo e aiutandolo a riconoscere le proprie risorse, mostrandogli i passi che compie e osservandoli insieme.

Un esercizio utile a questo percorso di cambiamento e che spesso propongo in terapia è sperimentarsi nella vita quotidiana in qualcosa che non abbiamo mai fatto.

Mi piace infatti suggerire ai miei pazienti di giocare con la propria fantasia e trovare ogni giorno una cosa nuova da fare. Non mi aspetto che il cliente si organizzi per grandi viaggi o si iscriva ad un corso di arrampicata. Non sono i grandi fatti a stravolgere la nostra vita, ma anzi, le piccole cose, come fare una passeggiata in un posto mai visitato, preparare dei biscotti, scegliere un libro che non avremmo mai comprato prima, provare un nuovo hobby, indossare un vestito di un colore diverso.

Perché cose apparentemente così banali e semplici possono aiutarci a cambiare?

Perché passi così piccoli possono attivare il nostro cambiamento?

Perché si tratta di introdurre qualcosa di nuovo nella nostra vita quotidiana e soprattutto nel nostro presente, cosa che ci aiuterà a concentrarci su noi stessi, senza rischiare di crearci programmi troppo difficili da realizzare.

Il meccanismo che sta dietro a questo esercizio è la possibilità di sperimentarci in cose nuove, diverse dal solito. Accadrà che il nostro modo di vedere le cose otterrà dei grandi benefici e tutto ciò che ci sembrava difficile o irrealizzabile diventerà gradualmente possibile (e soprattutto pensabile!)

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *