Nell’ultimo articolo ho parlato di cambiamento e vorrei collegarmi a questo tema, per affrontare un argomento che ha tutta l’apparenza di essere esistenzialista e filosofico, nascondendo invece delle caratteristiche molto concrete, che ben si allacciano al nostro presente. Si tratta, come avrete letto nel titolo dell’articolo, di un tema che si può sintetizzare in due domande:

Chi siamo davvero? E come potremmo diventare?

Per rispondere alla prima domanda, ovvero “chi siamo davvero” voglio partire da un costrutto, le “definizioni di noi”, molto spesso utilizzate in psicoterapia ad orientamento sistemico per osservare e approfondire la conoscenza delle persone. Queste sono delle vere e proprie definizioni che diamo di noi stessi e che appunto ci descrivono. Ma come nascono queste definizioni?

Prendono vita innanzitutto da ciò che gli altri ci mostrano di noi stessi. Ciò avviene nella vita di tutti i giorni, a partire dalla nostra nascita e quindi dalle relazioni “primarie” con i membri della nostra famiglia.

Per fare un esempio, proviamo a pensare all’idea che hanno i nostri genitori o i nostri fratelli/sorelle di noi. Proviamo concretamente a chiedere loro: come mi vedi? Come sono io secondo te?.

Emergeranno delle descrizioni che non corrispondono necessariamente a come noi stessi ci osserviamo. Molto spesso accade infatti che gli altri ci definiscano attraverso il loro modo di vedere le cose e attraverso la relazione che abbiamo con loro, ad esempio se si tratta di un genitore, la definizione che dà di noi sarà certamente influenzata dall’aspetto emotivo, dall’affetto, dalla confidenza reciproca, dalla stima che proviamo l’uno per l’altro.

E ancora dalle idee che l’altro ha di noi, come persona, come figlio, dal tipo di relazione che abbiamo con lui, “conflittuale” e dunque di tipo simmetrico o al contrario complementare e dunque “equilibrata”.

Ne emergerà una definizione che ci descrive non secondo una realtà oggettiva, ma al contrario soggettiva. Attraverso le lenti che indossa quella persona.

Infatti se proviamo a continuare il nostro sondaggio e chiediamo ad un amico o al nostro compagno o compagna di descriverci, ne risulterà una definizione ancora diversa, fatta di ulteriori sfaccettature.

Tutte queste definizioni vanno a influenzare e costruire infine l’idea che ci formiamo di noi stessi, che è dunque una sorta di puzzle, fatto di più idee, provenienti dalle persone che ci sono attorno.

Il frutto di questa costruzione è una definizione più o meno rigida, più o meno flessibile, a seconda di quanto noi stessi ci fidiamo dell’altro e di quanto desideriamo modificarla, ad esempio quando le caratteristiche che ci sono state assegnate ci stanno scomode, le sentiamo poco calzanti con ciò che vorremmo essere.

Allora può accadere che nasca in noi la volontà di modificare l’idea che abbiamo di noi. Ad esempio quando siamo stanchi di sentirci dire:

  • sei sempre stato pigro, sei sempre stato incapace
  • oppure tu sei fatto così, non sei mai riuscito a cambiare
  • o ancora: tu devi essere così, perché solo IO so cosa è giusto per te!

questo tipo di comunicazione, che scambiamo con l’altro, può finire per “irrigidire” l’idea che abbiamo di noi (in definitiva finiamo per crederci, come accade nella cosiddetta profezia che si auto-avvera) o al contrario può crearci disagio, insofferenza.

E proprio di queste sensazioni negative a volte dobbiamo fidarci, per offrire a noi stessi la possibilità di cambiare.

Come diceva il buon Eraclito, “panta rei”, tutto scorre, tutto è modificabile, tutto può essere rivisto e il punto di partenza per compiere questo passo siamo noi stessi.

Oggi voglio proporvi un esercizio che aiuti molti che desiderano conoscersi e magari cambiare qualcosa di sé. Può inoltre essere un curioso gioco attraverso cui scoprire qualcosa di noi attraverso gli altri.

Intervistate 3 delle persone che ritenete più vicine a voi, chiedete ad ognuno di loro di descrivervi semplicemente attraverso 3 aggettivi e di scriverli su un foglio, ma voi non leggete, mi raccomando!

Provate ora a scrivere voi stessi 3 aggettivi che vi rappresentino, che vi possano descrivere.

Solo dopo provate a guardare cosa hanno scritto gli altri di voi, quante somiglianze e quali differenze ci sono.

Quali aggettivi sentite più calzanti, più descrittivi di voi e quali invece sentite che non vi appartengono affatto.

Per concludere scrivete ora 3 aggettivi che vorreste appartenessero alla vostra futura descrizione, cioè come vorreste diventare, a cosa vorreste mirare per cambiare.

Poi tenete tutto da parte e concentratevi su voi stessi.

Conservate questi aggettivi nel vostro diario, in un cassetto, nella dispensa delle marmellate. E fate passare alcuni mesi prima di andarli a rileggere.

Sarà curioso scoprire che alcune idee di noi stessi potrebbero essere cambiate, come un vestito che non ci sta più bene e desideriamo disfarcene. O al contrario potrebbe accadere che quelli aggettivi siamo rimasti validi, attuali.

Il primo passo per il cambiamento è osservarsi, ma attraverso un nuovo punto di vista, cambiando la prospettiva e provando a rintracciare elementi dei quali non avevamo mai notato l’esistenza.

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *